In ogni paese esistono pratiche di m e d i c i n a popolare o medicina tradizionale, come la chiama la stessa World Health Organization (WHO), che talvolta trovano il loro fondamento in credenze magiche o religiose, oppure nella più o meno lunga esperienza del singolo popolo, prima ancora che nella verifica scientifica. La medicina tradizionale è pertanto variabile da paese a paese, risente della cultura di quel popolo e spesso usa criteri diagnostici o terapeutici profondamente diversi da quelli della medicina convenzionale o medicina scientifica. In tutti i sistemi di medicina tradizionale, ad iniziare dai più antichi e diffusi, quali la medicina tradizonale cinese (TMC) e l’ayurveda, comune è il ricorso alle erbe medicinali, utilizzate secondo i criteri propri di quelle filosofie. La WHO si sta impegnando allo scopo di stabilire linee guida per la metodologia di ricerca e la valutazione di e fficacia della medicina tradizionale, nei paesi anglosassoni spesso definita ancora oggi con il termine di medicina complementare o medicina alternativa. La WHO afferma anche che le pratiche di medicina tradizionale di un popolo devono essere rispettate, ma al tempo stesso verificate, al fine di valutarne la sicurezza e la efficacia. Nel nostro paese, dal punto di vista della politica sanitaria, è stato invece adotatto il termine di medicine non convenzionali, per raggruppare una serie di terapie e medicine, in realtà diverse tra loro, non ancora inserite nel piano di studi e insegnamenti universitari, ancorché inserite nei piani sanitari di alcune regioni, come ad esempio la regione Toscana. In tutti i sistemi di medicina tradizionale, e in particolare quelli orientali (cinese, ayurvedica, tibetana, ecc.), la malattia è provocata da uno squilibrio tra le varie energie proprie del corpo e quelle esterne al corpo stesso, e la pianta, essa stessa dotata di particolari e n e rgie può servire a ristabilire l’equilibrio perduto. Questo avviene anche per la cosiddetta m e d i c i n a tradizionale occidentale, chiamata anche erboristeria tradizionale, la quale utilizza categorie simili alle medicine orientali, facendo riferimento alla dottrina umorale. 

Per fitoterapia si intende “la disciplina medica che utilizza piante medicinali e derivati nella prevenzione e cura delle malattie, relativamente alle proprietà farmacologiche dei costituenti chimici presenti nella pianta, o meglio nel preparato utilizzato. La fitoterapia non segue particolari filosofie o credenze religiose, né metodologie diagnostiche o terapeutiche diverse da quelle della medicina scientifica”  semmai richiede ed impone una verifica scientifica delle conoscenze a ffidateci dalla tradizione. Dovrebbero essere abbandonate anche tutte quelle terminologie equivoche che forse alimentano ancora l’alone di altra medicina attorno alla fitoterapia, quali naturopatia, fitomedicina, erboristeria medicinale, ecc. Possono essere utilizzate anche piante che provengono dalla medicina tradizionale di alcuni paesi (ad esempio l’Echinacea purpurea dal Nord-America, l’Harpagophytum procumbens dall’Africa, la Centella asiatica dall’India, il Panax Ginseng dalla Cina, la Melaleuca alternifolia dall’Australia, o l’Hypericum perforatum dall’Europa), tuttavia sempre utilizzate nel rispetto del codice deontologico, secondo i criteri propri della medicina scientifica, ed unicamente in relazione alla attività farmacologica dei vari costituenti presenti nella pianta ed in particolare nel prodotto. La pianta medicinale pertanto può semplicemente essere considerata un contenitore di sostanze chimiche, talvolta isolate ed utilizzate come tali in terapia, in altri casi fonte di materia prima per la produzione di farmaci emisintetici, oppure come base per la produzione di fitoterapici veri e propri, nei casi in cui all’attività farmacologica dell’estratto concorrano più sostanze in esso presenti. Come per qualunque farmaco anche l’efficacia clinica può e deve essere dimostrata mediante trial clinici controllati in doppio cieco contro placebo e contro farmaco (evidence-based phytotherapy). Negli ultimi anni sono stati condotti e pubblicati alcuni studi clinici controllati fitoterapici vs placebo ma anche vs farmaco e sono pure disponibili revisioni sistematiche della letteratura. Nonostante i lavori clinici comparsi in Medline siano ancora scarsi rispetto ai c l i n i c a l t r i a l s condotti con farmaci di sintesi, sono purtuttavia in netta crescita. Tratto dalle pubblicazioni di consenso di esperti del settore nel 2005 dall’Istituto Superiore di Sanità

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Dott. MATTIA MARTINELLI
medico chirurgo specializzato in fitoterapia

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